Orari di apertura
lun–sab 9:00–12:00, 17:30–19:30
dom e festivi 9:30–12:00
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Biglietti e prezzi
Ingresso gratuito
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Indirizzo
Via San Vitale 50, Bologna
Come arrivare
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Sito ufficiale
www.santivitaleeagricolainarena.it
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La chiesa dei Santi Vitale e Agricola in Arena è una chiesa nel centro storico di Bologna, in via San Vitale. Secondo la tradizione sorge sul luogo dell'arena della Bononia romana, dove sarebbero morti i martiri cristiani Vitale e Agricola. Ha una cripta antichissima e un campanile con un suono particolare.
La cosa più curiosa sono le quattro campane, montate su ceppi di legno per essere suonate a mano «alla bolognese». Sono intonate a un tono di distanza l'una dall'altra e formano il «Tritono», un accordo che i trattati antichi chiamavano diabolus in musica, il diavolo nella musica. Un'intonazione unica in tutta Bologna.
La facciata classicheggiante è impostata sui portici e nasconde in parte l'esile campanile, che porta sulla cima due rami di palma incrociati: il simbolo del martirio dei due santi.
Dentro, la chiesa ha una sola navata. Sopra l'altare maggiore, in un'ancona dorata con cariatidi, c'è la pala con il «Martirio dei santi Vitale e Agricola» di Luigi Busi, del 1876. Sulla cantoria in controfacciata si vede un organo ottocentesco in una cassa lignea dorata e intagliata, del secolo precedente.
A sinistra, sulla soglia della cappella di Santa Maria degli Angeli, c'è una croce su una colonna, creduta per errore una delle quattro croci di san Petronio. Si trovava in una cappellina davanti alla chiesa, demolita nel 1798, ed è passata anche dalla Certosa.
La cappella di Santa Maria degli Angeli fu costruita a fine Quattrocento da Gaspare Nadi, ed era in origine separata dalla chiesa. Il portale su via San Vitale si ritiene opera di Andrea Marchesi detto il Formigine. Dentro, una Sacra Famiglia in cera dipinta.
Sotto la chiesa c'è la cripta paleocristiana, l'unico resto della chiesa primitiva, riscoperta nel 1890 e riaperta al pubblico due anni dopo.
La chiesa medievale stava in un monastero benedettino, ed era orientata come la strada per Ravenna, con tre navate. A fine Cinquecento fu rifatta da capo: la facciata si spostò sulla strada, la navata divenne unica, e nel 1641 fu riconsacrata.
Le spoglie dei due santi, secondo la tradizione, furono riconosciute da sant'Ambrogio durante una visita a Bologna nel 392.
Con Napoleone la parrocchia fu soppressa, nel 1806, e la cripta divenne il salotto letterario di una contessa, Rossi Martinetti, che con il marito aveva comprato anche l'adiacente monastero benedettino per trasformarlo in un palazzo. Il circolo si chiamava Orto delle Esperidi.
La parrocchia fu ricostituita nel 1824. Tra il 1872 e il 1873 pesanti restauri diedero alla chiesa la facciata di oggi.
La cosa più curiosa sono le quattro campane, montate su ceppi di legno per essere suonate a mano «alla bolognese». Sono intonate a un tono di distanza l'una dall'altra e formano il «Tritono», un accordo che i trattati antichi chiamavano diabolus in musica, il diavolo nella musica. Un'intonazione unica in tutta Bologna.
La facciata classicheggiante è impostata sui portici e nasconde in parte l'esile campanile, che porta sulla cima due rami di palma incrociati: il simbolo del martirio dei due santi.
Dentro, la chiesa ha una sola navata. Sopra l'altare maggiore, in un'ancona dorata con cariatidi, c'è la pala con il «Martirio dei santi Vitale e Agricola» di Luigi Busi, del 1876. Sulla cantoria in controfacciata si vede un organo ottocentesco in una cassa lignea dorata e intagliata, del secolo precedente.
A sinistra, sulla soglia della cappella di Santa Maria degli Angeli, c'è una croce su una colonna, creduta per errore una delle quattro croci di san Petronio. Si trovava in una cappellina davanti alla chiesa, demolita nel 1798, ed è passata anche dalla Certosa.
La cappella di Santa Maria degli Angeli fu costruita a fine Quattrocento da Gaspare Nadi, ed era in origine separata dalla chiesa. Il portale su via San Vitale si ritiene opera di Andrea Marchesi detto il Formigine. Dentro, una Sacra Famiglia in cera dipinta.
Sotto la chiesa c'è la cripta paleocristiana, l'unico resto della chiesa primitiva, riscoperta nel 1890 e riaperta al pubblico due anni dopo.
La chiesa medievale stava in un monastero benedettino, ed era orientata come la strada per Ravenna, con tre navate. A fine Cinquecento fu rifatta da capo: la facciata si spostò sulla strada, la navata divenne unica, e nel 1641 fu riconsacrata.
Le spoglie dei due santi, secondo la tradizione, furono riconosciute da sant'Ambrogio durante una visita a Bologna nel 392.
Con Napoleone la parrocchia fu soppressa, nel 1806, e la cripta divenne il salotto letterario di una contessa, Rossi Martinetti, che con il marito aveva comprato anche l'adiacente monastero benedettino per trasformarlo in un palazzo. Il circolo si chiamava Orto delle Esperidi.
La parrocchia fu ricostituita nel 1824. Tra il 1872 e il 1873 pesanti restauri diedero alla chiesa la facciata di oggi.
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